sabato 7 febbraio 2015

Il mio vero nome

Fin dall'infanzia gli alberi sono stati i miei compagni più fidati, depositari di ogni mio segreto, custodi delle mie lacrime di gioia e dolore. Rifugio, casa.
Nella mia prima adolescenza i turbamenti dell'anima trovavano pace tra le pieghe dei tronchi d'ulivo con i quali presto comincia ad identificarmi al punto da sentire la linfa degli alberi scorrere in me. Sono trascorsi forse vent'anni dalla mia ultima passeggiata tra gli ulivi, dall'ultima volta in cui un albero ha lasciato scorrere in me la sua linfa ma oggi più che mai sento l'ulivo scorrere in me.

Tutti noi siamo come alberi, per vivere abbiamo bisogno di radici che affondino nel terreno e rami che aspirino ad afferare il cielo. In questo periodo, l'universo si è incaricato di rimettermi al mio posto, di ridarmi la mia identita perduta. Come un ulivo ritrovo le mie radici, radici profonde, contorte, numerose e come un albero non so opporre resistenza né prendere iniziativa, esattamente come l'albero lascio che la pioggia mi bagni e il sole mi asciughi e che la terra accolga i miei frutti.

Quando la tempesa agitava il mio cuore andavo a passeggiare tra gli ulivi, li guardavo, li ascoltavo, nel corso della passeggiata sentivo la mia appartenenza a quella terra e allora lo percepivo: io ero come quegli ulivi: alberi secolari. Il tempo può spezzare un ulivo ma non ucciderlo, nuovi germogli si affacciano sul tronco offeso. Così sapevo d'essere io e così: il tempo nè qualsiasi altra cosa poteva sconfiggermi. Qualsiasi cosa fosse accaduta, fossi stata anche spezzata dal tempo e dalle vicissitudini sempre nuovi germogli sarebbero rinati.

Germogli nuovi, radici vecchie. Così è la mia vita, la mia esistenza.
Sono come gli ulivi, lo aveva dimenticato il mio cuore, ma ora lo sa. Le mie radici tornano e torna il mio vero nome.

Felice Sabato
Irene Angelini
Bimbasperduta